Il volontariato in un mondo che cambia

Incontri formativi promossi dal Coordinamento Provinciale ANTEAS

“Il volontariato in un mondo che cambia”

31 gennaio, 7 febbraio 2015

 

Sabato 31 gennaio e 7 febbraio scorsi l’ANTEAS Provinciale ha organizzato due importanti momenti formativi dedicati al tema della situazione del volontariato posto di fronte al cambiamento susseguente alla crisi economica e sociale in atto.

Ha animato queste due giornate il professor Guglielmo Giumelli, sociologo, giornalista e pubblicista, che attualmente lavora presso l’Università Statale di Milano-Bicocca. Giumelli ha lavorato in RAI ed è uno stimato opinionista di importanti testate giornalistiche nazionali.

Hanno partecipato alle giornate di formazione, in maniera attiva, ben 51 volontari provenienti dalle varie Associazioni presenti in Provincia assieme a diverse persone invitate. C’è stata molta attenzione da parte di tutti i presenti nel seguire sia le relazioni che il dibattito. In particolare il dibattito è risultato molto animato su sollecitazione particolare di Guglielmo Giumelli.

Nell’apertura della prima giornata Rosanna Beniero, Presidente ANTEAS provinciale,  ha salutato tutti i numerosi volontari presenti e presentato gli scopi ed i temi del corso.

Sono intervenuti con i propri saluti, all’apertura del corso, il Segretario Generale della CISL di Vicenza Gianfranco Refosco e  Vittorino Deganello Segretario Generale della FNP Cisl.

Ha concluso i lavori delle due giornate Giovanni Busnello Presidente Regionale ANTEAS.

La relazione del professor Giumelli è stata svolta in maniera “aperta”, con una animazione, un dialogo e un confronto continui con i volontari ed invitati presenti. Egli ha condotto i volontari  in maniera tale che tentassero di dare, loro stessi, delle risposte alle domande proposte dal tema del corso.

Altro mezzo incisivo utilizzato per animare ulteriormente le capacità di contributo di tutti è stato la distribuzione e compilazione di un questionario. Sulle sue risultanze è stata poi incentrata l’attività della seconda giornata del corso, quella di sabato 7 febbraio.

Sintesi della ricerca svolta dai volontari attraverso il questionario

Scopo del questionario:

  • Rilevare la conoscenza dei cambiamenti in atto in tempo di crisi
  • I nuovi bisogni emergenti
  • Quali forme di intervento attuare.

Contenuti della ricerca:

  1. Quali cambiamenti dei bisogni al tempo della crisi

I volontari, nella ricerca, hanno rilevato un cambiamento indotto dalla crisi sia del tipo quantitativo della povertà sia del tipo qualitativo: nuove povertà, nuovi poveri, la povertà “vergognosa” (chi godeva prima della crisi di una condizione di vita decorosa e che ora ha vergogna a mostrare la propria condizione cambiata in peggio). Riemergono inoltre forme di povertà che si pensava fossero definitivamente sconfitte.

Dalle risposte al questionario viene abbastanza evidenziato che la carenza di risorse riservate all’assistenza sia un problema di un certo rilievo.

La solidarietà è un indicatore forte circa la compattezza di una società. La crisi intacca la solidarietà e tende a dar corpo e a diffondere l’individualismo, il disinteresse per l’altro  e i suoi problemi.

I volontari presenti per una grande maggioranza (60%) colgono l’attenuarsi proprio della solidarietà sociale. In contesti locali non fortemente urbanizzati, come quelli del vicentino, tale fenomeno della crisi della solidarietà è meno evidente grazie alla prossimità che c’è tra la gente. L’individualismo è, invece, più diffuso nei contesti urbani.

Emergono, a parere di ben l’ 87% degli intervenuti al corso, il diffondersi della solitudine, o meglio delle “tante solitudini” a cui spesso, specie da parte dei servizi tradizionali, si fa difficoltà a dare risposte adeguate.

Sentirsi soli o essere soli: sono due condizioni di vita che, pur sembrando uguali, sono in realtà diverse. Essere solo è la condizione di chi vive da solo (single, vedovanza, separazione, lontananza dei figli). Sentirsi solo è soprattutto condizione psicologica, è sentirsi abbandonato, non poter far affidamento sugli altri in caso di bisogno. Ad aggravare questa condizione c’è la sempre maggiore carenza di servizi e prestazioni pubbliche.

I volontari pensano che i bisogni maggiori, della gente per la quale il volontariato sociale è un punto di riferimento, siano ancora quelli di tipo economico (33%) seguiti subito dopo da quelli di tipo relazionale (31%) e poi di tipo socio assistenziale (22%).

Due possono essere gli approcci ai bisogni in vista di una loro soddisfazione: progettare gli interventi e le prestazioni o dare risposte ai bisogni in maniera concreta.

Progettare interventi e prestazioni impone la necessità di:

  1. conoscere i bisogni nella sua dimensione qualitativa e quantitativa;
  2. disporre di risorse (umane e finanziarie);
  3. scegliere quali sono i bisogni a cui si è in grado di dare risposta o in maniera diretta o in collaborazione con altri soggetti.

L’81% degli intervistati affermano di essere in grado di conoscere i bisogni direttamente. Sono conosciuti, però, i bisogni “che escono di casa”, che si rendono visibili, mentre, nelle nuove povertà questa individuazione risulta problematica.

Il 29% dice di conoscere i bisogni su segnalazione palese ed il 24% si riferisce alla segnalazione degli stessi da parte dell’assistente sociale e il 18% tramite il ricorso ad un’indagine demoscopica.

  1. I nuovi bisogni emergenti rilevati

Dai dati del questionario vengono messi in evidenza alcuni dati su chi è richiedente di aiuto:

  • chi perde il lavoro (risposta data dal 58% degli intervistati);
  • chi vive solo (33%);
  • i disoccupati extracomunitari (13%) (disoccupazione “vagabonda”: che si sposta alla ricerca di condizioni di vita decente);
  • gli anziani (10%);
  • tra le altre risposte del sondaggio viene messo in evidenza il bisogno espresso dalla nuova povertà giovanile.
  1. Quali risposte e quali forme di intervento attuare rispetto ai bisogni di oggi

La stragrande maggioranza dei volontari (il 78%) dice di avere forti difficoltà a dare risposta alle domande di “assistenza-aiuto” soprattutto per carenza di mezzi o persone a diposizione per intervenire. Dice di non accusare alcuna difficoltà a rispondere alle richieste  il 22%.

In sintesi complessivamente i volontari presenti al corso denunciano (anche se non tutti) una certa difficoltà a dare risposte adeguate  ai bisogni in cambiamento.

Questa risultanza è confermata da una delle risposte del questionario in cui ben il 69% dei presenti al corso afferma che per dare risposte adeguate ai bisogni…“basta l’esperienza” … oppure “mi formo da solo”.

E’ emersa, alla conclusione delle due sessioni del corso, la grande necessità da parte dei volontari di rispondere in maniera “professionale” ai bisogni che emergono. Il relatore ha cercato di far capire che essere “professionisti” significa avere la strumentazione necessaria e che occorre una formazione permanente nel merito. Perché i bisogni sono espressi ora da persone che vivono in contesti sociali e culturali diversi e i cui bisogni sono diversificati anche se, apparentemente, sembrano uguali.

Le risposte date dalla grande maggioranza dei corsisti tutte spostate sulla necessità di un tipo di modalità formativa “tecnico-culturale” o solo “culturale” (73%  e 13%) sono apparse, a parere dei relatori, inadeguate. Servirebbe invece un approccio formativo più “professionale” più mirato al reale bisogno.

Una buona percentuale di volontari (il 16%) si pone la necessità di un “reclutamento” di nuove figure di volontari disponibili e capaci.

C’è stato comunque un dibattito sentito nel merito della questione della necessità di riferirsi ad un rinnovamento del volontariato Anteas.

I corsisti comunque nella maggioranza convengono che un certo tipo di selezione dei volontari sarebbe necessaria (56%) perché oggi non basta più solo la disponibilità materiale al servizio: servirebbe, invece, una maggiore capacità umana e morale specificatamente indirizzata all’attività a cui ogni volontario si dedica. Un sorriso alle volte serve a far sentire meno sole le persone in condizioni di disagio, molto meglio di un rapporto efficiente e un po’ “meccanico”.

La maggior parte dei corsisti ritiene che Anteas sia uno strumento  conosciuto come risposta ai bisogni (58%) ma i corsisti si pongono anche la domanda che sarebbe importante capire “da chi si è conosciuti” e cosa significa e se basta “ essere conosciuti”.

I volontari in maggioranza propongono di dare più corpo e visibilità al volontariato Anteas di Vicenza innanzitutto attraverso una maggiore “socializzazione dell’attività” (29%) e poi con la presenza nel territorio e la proposizione di progetti (28%). Interessante è la proposta di una quota di presenti (7%) che ritiene necessario fare maggior rete con le altre associazioni presenti nel territorio.

Preoccupa e fa riflettere la poca propensione dimostrata verso lo strumento della formazione dalla maggioranza (68,9%) dei presenti al corso. Rispondere che oramai rispetto ai bisogni “si sa tutto” oppure che “basta l’esperienza” segnala, forse, la difficoltà della capacità di passaggio dal vecchio al nuovo volontariato. Serve assolutamente per il futuro, un volontariato che sappia essere competente: clturale e sociale al tempo stesso.

Appare, ai componenti della Presidenza ANTEAS, urgente e necessaria una prosecuzione di questo lavoro svolto con ulteriori appuntamenti formativi di approfondimento.

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